Descrizione
Questo volume offre una retrospettiva completa su Bartolomeo Gatto, unanimemente riconosciuto come “lo scultore delle pietre amanti”. Attraverso i contributi di autorevoli critici come Pierre Restany, Gabriella Taddeo, Carmine Siniscalco e Paolo Romano, la monografia esplora il legame viscerale dell’artista con la Madre-Terra (Gea), forza primordiale che unisce la sua imponente produzione plastica alla ricerca pittorica. Le sue geografie interiori – che affondano le radici nel Cilento e a Salerno per poi aprirsi a Milano e alla scena internazionale – si traducono in una costante indagine sulla materia. Che si tratti di blocchi cromatici di roccia, di bronzi o di radici di ulivo immerse nella natura, le opere di Gatto rifiutano ogni freddezza monumentale per farsi elementi “vibranti e caldi”, corpi leggeri tesi verso un’ascensionalità quasi gotica e metafisica.
Il cuore pulsante del catalogo si concentra sull’evoluzione cromatica dell’artista – caratterizzata dal profondo simbolismo del rosso, inteso come fuoco creativo e dramma storico – fino a raggiungere il ciclo inedito del 2021, maturato durante l’isolamento della pandemia poco prima della sua scomparsa. In quest’ultima fase, Gatto sperimenta una rivoluzione visiva: le sue rocce si staccano dal suolo trasformandosi in “pietre in volo”. I volumi imponenti lasciano il passo a un rigoroso geometrismo astratto di matrice razionalista, dove pennellate nette e sinfonie cinetiche celebrano un’inedita idea di libertà e leggerezza cosmica. Il volume è impreziosito da un ricco apparato fotografico e video che documenta lo stretto dialogo tra la scultura e il paesaggio, svelando l’opera d’arte come estensione fisica dell’anima dell’artista.






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