Gino Filippeschi: dal paesaggio toscano al corpo scultoreo
Nella narrazione dell’arte contemporanea, il “desiderio di riconoscibilità” rappresenta una spinta fondamentale. Come ricordava il filosofo Giorgio Agamben, l’essere umano cerca il riconoscimento degli altri per costituirsi come persona. Nel panorama artistico odierno, questo bisogno rischia talvolta di trasformarsi in una formula ripetitiva o commerciale; al contrario, per l’artista toscano Gino Filippeschi, la riconoscibilità è uno stato intimo e profondo, un flusso impercettibile che lega il cuore dell’autore alla materia e al mondo circostante.
Nel saggio critico a cura di Massimo Bignardi, ripercorriamo oltre cinquant’anni di carriera di Gino Filippeschi: un itinerario affascinante che muove dai paesaggi giovanili della Val di Chiana fino alle monumentali sculture in bronzo, travertino e vetrofusione.
Il Paesaggio come Spazio Esistenziale: Dalla Val di Chiana all’Astrazione Lirica
Le opere giovanili di Filippeschi, realizzate tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, sono fortemente radicate nel territorio toscano. Le sue tele ritraggono con intensità la Val di Chiana che scivola sotto Montepulciano e la Val d’Orcia, spingendo lo sguardo fino alle pendici del Monte Amiata.
Non si tratta di una semplice riproduzione naturalistica, ma di un paesaggio antropizzato e interiore, in cui memoria e presente dialogano costantemente:
• Echi della storia dell’arte: Nelle opere degli anni ottanta, come Notturno Floreale e Notturno toscano (1984), le linee orografiche e i pinnacoli collinari richiamano il ritmo dell’affresco di Guidoriccio da Fogliano dipinto da Simone Martini a Palazzo Pubblico di Siena.
• L’influenza del Naturalismo Astratto: Come osservato da studiosi sulla scia di Francesco Arcangeli e Graham Sutherland, la pittura di Filippeschi si evolve verso un’astrazione lirica. L’artista risponde all’esigenza di rendere meno “leggibile” la realtà visibile, trasfigurandola attraverso una tavolozza luminosa, accensioni cromatiche e contrasti tra complementari.
”Ho forte l’esigenza di rendere meno ‘leggibile’ la mia ricerca […] rimanendo, però, fedele all’amore per la natura, dal seme che germoglia ai cipressi che mutano colore.”
— Gino Filippeschi

Le Grandi Opere Pubbliche: L’Incontro tra Pietra, Bronzo e Luce
L’interesse di Filippeschi per la dimensione architettonica e monumentale si concretizza nella realizzazione di importanti commissioni pubbliche su scala nazionale:
1. Capitaneria di Porto di Livorno (2014): Scultura a tutto tondo in travertino e mosaico.
2. Caserma Guardia di Finanza di Pistoia (2017 e 2021): Grande bassorilievo in marmo con inserti in vetrofusione e la vetrata legata a piombo Pistoia e il vivaismo.
3. Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri (Firenze-Castello, 2018): Il monumentale complesso plastico Corona perenne, una sintesi perfetta tra scultura in travertino, mosaico a pasta vitrea e vetrofusione.
4. Sculture in Bronzo (Fonderia Caporrella): La recente produzione di стеле e dischi in bronzo che incorporano vetrofusioni ad alto spessore, capaci di far vibrare la materia tra luce diurna e suggestioni notturne.
Come ha sottolineato Bruno Santi (già Soprintendente per i Beni Artistici di Siena), Filippeschi è un artefice originalissimo, in grado di passare dal pennello al bulino, dalle tessere del mosaico agli strumenti del vetraio, mantenendo sempre un’identità formale coerente e mai ripetitiva.
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Il volume dedicato a Gino Filippeschi, curato da Massimo Bignardi, raccoglie cinquant’anni di ricerca artistica, documentando con un ricco corredo fotografico dipinti, vetrate, ceramiche e monumenti. Un’opera fondamentale per collezionisti, storici dell’arte e appassionati della grande tradizione artistica toscana.
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